Bentrovata Gabriella

GabriellaOggi mi hai telefonato……Che gioia immensa sentirti!!

Tante volte ho pensato te, durante i mesi di gennaio e febbraio. Quando ci siamo sentite in occasione della vigilia di Natale mi hai detto che dopo le feste saresti partita per le Canarie, per trovare un vecchio amico e riposarti dalle fatiche del giardino e del tuo ultimo libro che avevi appena ultimato:“Una giardiniera in cucina – Erbe, fiori e frutti del mio giardino in tavola”.

Purtroppo non sei andata, presa dal lavoro di rilettura e composizione grafica.

Siamo state al telefono pochi minuti, che però ci sono bastati per raccontarci le ultime vicende e riprendere il filo di un’amicizia e di un rapporto sincero. E così ti ho detto che proprio in questi giorni ho riguardato il film “Paradiso ritrovato” , che mi riporta al Casoncello quando non riesco ad esserci fisicamente. E tu mi hai detto di venire a trovarti e io lo farò presto, mi lascerò Bologna alle spalle e salirò fino a Scascoli, al podere Casoncello e alla tua casa. Dove, mentre sorseggeremo una calda tisana, avremo tante cose di cui parlare, ridere, ricordare. Tanti progetti ancora da realizzare

http://giardinidelcasoncello.net/

Un albero davvero singolare

caucasian_girl_reading_a_book_0515-1002-0104-0834_SMUA prima vista poteva sembrare un albero come tutti gli altri. Stava nel mezzo di un prato leggermente in discesa. Il tronco era ricoperto di una rugosa corteccia marrone e nodose radici affioravano dal terreno. Le foglie erano verdi e folte, ma stavano troppo in alto perché si potesse vedere esattamente la loro forma. Ai piedi dell’albero c’erano ciuffi d’erba, margheritine, ciottoli e, dopo la pioggia, qualche fungo dal cappello rosso, proprio come nelle illustrazioni dei libri. Sui rami c’erano fiori e frutti, farfalle, api, uccellini…. Un albero come tutti gli altri, insomma!

Ma, a guardare bene, si scopriva una porticina nascosta in basso fra le radici nodose. Una porticina abbastanza grande per poterci passare attraverso senza rimanere incastrati (a patto di non essere troppo grassi). Il tronco infatti era cavo, e dentro c’era una scaletta a chiocciola che portava in alto, ai rami pieni di foglie. Non solo, ma sulla parte esterna del tronco alcuni spuntoni di rami tagliati ad altezza crescente formavano ottimi gradini o appigli per chi volesse arrampicarsi senza passare per la porticina segreta.

Naturalmente Aglaia preferiva questa scaletta esterna e ci saliva veloce come uno scoiattolo. Aglaia aveva otto anni, e abitava sull’albero insieme con la sua amica Bianca, che invece era una persona grande. Era successo che tutte e due si erano stufate di stare in un appartamento di città. Allora si erano messe d’accordo, avevano cercato un albero adatto e si erano trasferite lassù (….)

(“La casa sull’albero” – Bianca Pitzorno)

casa-albero   (disegno tratto dalla copertina del libro)

 

La casa di nonna

caucasian_girl_reading_a_book_0515-1002-0104-0834_SMUOggi sono venuta qui in via Manno a fare le pulizie, perchè appena finiscono i lavori mi sposo. (…) I lavori sono stati affidati ad un architetto che è anche un po’ poeta e rispetta quello che il palazzo è stato. (…) Questa casa non è rimasta vuota anche perchè veniamo qui con il mio ragazzo e penso sempre che abbia ancora l’energia di nonna e che se facciamo l’amore in un letto di via Manno, in questo posto magico con il solo rumore del porto e i versi dei gabbiani, poi ci ameremo per sempre (…). Adesso che mi sposo il terrazzo è di nuovo un giardino, come ai tempi di nonna. L’edera e la vite americana si arrampicano sul muro in fondo e c’è il gruppo dei gerani rossi, dei viola e dei bianchi e il roseto e le ginestre fitte di fiori gialli e i caprifogli e le fresie, le dalie e i gelsomini profumati. Gli operai hanno impermeabilizzato e l’umido nei soffitti non ci fa più cadere le briciole di calcinacci sulla testa. Hanno anche imbiancato le pareti, lasciando intatte le decorazioni di nonna a metà muro, naturalmente. E’ così che ho trovato il famoso quaderno nero con il bordo rosso e una lettera ingiallita del Reduce (…).

(Mal di pietre – Michela Angus)

Ultimi ritocchi

Pasqua è passata. E anche “pasquetta”. Mentre la maggior parte delle persone affollava ristoranti, agriturismi e autostrade, io sono rimasta a casa e ho approfittato della bella giornata di sole per lavorare un po’ nell’orto e nel giardino. Niente di particolare, mi sono dedicata a completare i lavori di pulizia e a sera, guardandomi intorno, ero proprio soddisfatta.

Ho terminato la pulizia del secco da aiuole e arbusti; ora sono ben visibili le fogliolinechaenomeles-x-superba che stanno per schiudersi. Ho anche finito di raccogliere le foglie: parte le ho messe sotto gli arbusti, altre nel compost. I narcisi, che lo scorso autunno avevo piantato insieme a Jacopo, sono a fine fioritura; peccato, perché sono tra i miei fiori preferiti. A novembre ne pianterò degli altri, sempre con lo stesso criterio: a gruppi di 8-10 alla base dei tronchi di noci e ciliegi, sotto la vite, intorno al vecchio abbeveratoio vicino a casa che utilizziamo come vasca per le piante aromatiche di frequente consumo (basilico, Photo0177salvia, rosmarino, erba cipollina). E’ bellissimo l’effetto che fanno! Macchie di colore giallo, quando ancora la vegetazione è in riposo.

Anche le violette che crescono spontanee nel boschetto non sono più in fiore, ma sono certa che il prossimo anno torneranno ad annunciarmi l’arrivo della primavera.

Il mese scorso ho chiamato un bravo giardiniere che mi ha potato le rose; qualche giorno fa ho piantato bulbi di aglio in vicinanza delle rose. Dovrebbero contribuire a tenere lontani gli afidi, che sono tra gli ospiti più sgradevoli di queste belle piante. E’ maggio il mese in cui si manifestano: vedremo se questo accorgimento sarà efficace….DSCF0002

Un altro espediente per proteggere dagli afidi le rose e altri piccoli arbusti da fiore a foglia caduca, è fare una bordura di lavanda intorno alle piante. Oltre ad allontanare gli afidi avremo in cambio altri colori e forme da ammirare.

52265634I quattro vecchi ciliegi che occupano il prato davanti al forno sono in piena fioritura. Che spettacolo meraviglioso!!! Tra qualche settimana vi spiegherò come contrastare la mosca delle ciliegie, quel simpatico vermetto che purtroppo a volte troviamo dentro i frutti.

E adesso…..veniamo all’orto. Il mio orto è formato da 10 aiuole sopraelevate, ottenute con la tecnica del letto profondo. Non devo più fare lavorazioni al terreno, a parte qualche foro con il tridente foraterra durante i mesi di piena produzione. Non ho ancora messo a dimora le nuove piantine, fatta eccezione per gli agli. Hanno resistito all’inverno le bietole, i cavoli neri, i radicchi. C’è ancora qualche pianta di cavolo verza e di porro. Su ogni aiuola l’anno scorso ho piantato delle piante Senza titolo 1aromatiche, che sono cresciute e hanno occupato più spazio: erba cipollina, finocchietto selvatico, melissa, menta, prezzemolo, timo e santoreggia. La menta è cresciuta a dismisura occupando quasi interamente un’aiuola; credo sarò costretta ad eliminarne un po’ altrimenti non ho spazio per i nuovi ortaggi! La presenza delle aromatiche è preziosa: tengono lontani molti insetti indesiderati, sono un rifugio per gli insetti utili durante l’inverno e la loro fioritura attira api e pronubi. Sono poi importanti in cucina; un orto che si rispetti non può fare a meno dei loro profumi.

Il mese prossimo pianterò qua e là tageti e calendule, anche loro utili per diversificare l’ambiente, abbellirlo di colori (gialli e arancioni) e per impedire agli insetti dannosi di avere il sopravvento. Con gli sfalci dell’erba delle ultime settimane ho coperto il terreno,6855662778_a9ac22803a_z così da evitare la crescita delle erbe infestanti. Non ho ancora avuto il coraggio di mettere a dimora le nuove piantine (questa mattina il termometro segnava 3°C), ma ho già seminato nei vasetti cicoria, cipolla e vari tipi di insalate. Nei prossimi giorni acquisterò pomodori (vari tipi), peperoni, melanzane, zucchini mentre seminerò direttamente a dimora piselli e fagiolini. Il meteo dice che da mercoledì il tempo sarà bello e la temperatura in aumento…….prepariamoci ad avere un  bel daffare nel nostro verde intorno!!!

8 marzo, grazie Presidente!

31-000(…) Rivolgo un saluto a tutte le donne italiane (…). Sono, siete, milioni di professioniste, di docenti, di casalinghe, di lavoratrici dipendenti, di imprenditrici, di disoccupate, di madri, di nonne e di ragazze. Donne consapevoli, che badano all’essenziale e a ciò che è bello, spesso alla difficile ricerca di una compatibilità tra il lavoro e la famiglia.  Su di voi grava il peso maggiore della crisi economica.  A voi, una società non bene organizzata affida il compito, delicato e fondamentale, di provvedere in maniera prevalente all’educazione dei figli e alla cura degli anziani e dei portatori di invalidità.  Lo fate silenziosamente, a volte faticosamente.  Senza la donne, senza di voi, l’Italia sarebbe più povera e più ingiusta. Siete il volto prevalente della solidarietà. Il volto della coesione sociale.  Dovremmo ricordarlo costantemente. E non dovremmo smettere mai di ringraziarvi. E dunque auguri. E’ la celebrazione delle donne. (…) L’edizione del 2015 è dedicata al rapporto speciale che esiste, fin dagli albori della civiltà umana, tra le donne, la natura e la Terra. Una terra che spesso è definita madre, capace cioè di generare vita. Una terra che è minacciata da comportamenti che infliggono ferite, lacerazioni, mutilazioni, prodotte anzitutto da speculazione e avidità. Vi è, poi, il grande, e impetuoso, sviluppo economico che ha caratterizzato, negli ultimi decenni, anche Paesi finora esclusi dal benessere. La crescita globale è un obiettivo giusto e positivo, ma occorre governarne i contraccolpi sul piano della salvaguardia dell’ambiente.  I cambiamenti climatici, la deforestazione, l’inquinamento dei fiumi e dei laghi, la contaminazione del cibo, la scomparsa di specie animali e vegetali rischiano di sfigurare il volto del pianeta, ma anche di peggiorare, in modo drastico, la qualità della vita nostra, dei nostri figli e delle generazioni a venire. In questa situazione, ancora una volta, il ruolo della donna risulta, insieme, coraggioso e determinante. Recenti ricerche ci dicono che più della metà della produzione del cibo mondiale passa attraverso le mani sapienti delle donne. Nei Paesi in via di sviluppo questa percentuale arriva anche all’80 per cento. Le donne, soprattutto, conoscono l’importanza del cibo per la vita dell’uomo. Una consapevolezza del futuro – un’attitudine alla visione – ha spinto le donne a lottare da sempre per la difesa dell’ambiente, per uno sviluppo compatibile, per valorizzare i prodotti della Terra, per il diritto al cibo, alla salute, alla biodiversità. Le donne sono più capaci di produrre senza distruggere, sanno costruire e innovare, tutelando e salvaguardando. A metà degli anni Quaranta del secolo scorso, una donna americana, Rachel Carson, iniziava la sua battaglia contro l’abuso degli insetticidi. La sua lotta, osteggiata dagli industriali della chimica, criticata, persino derisa, dalla comunità scientifica, riuscì a far mettere al bando il ddt. Il suo libro del 1962, Primavera silenziosa, ha contribuito in maniera determinante alla nascita del movimento ambientalista nel mondo. In esso Rachel Carson scriveva, con profetica lungimiranza: «La natura ha impresso al paesaggio una molteplice varietà; ma l’uomo ha cercato, con tutto il suo zelo, di renderlo monotono; è così che egli ha distrutto il sistema di controlli e di equilibri grazie al quale la natura mantiene ogni specie entro i giusti limiti». La bandiera della Carson, morta prematuramente nel 1964, è stata raccolta da tante donne. In ogni parte del mondo.  Ricordo in Italia le battaglie ambientaliste di Laura Conti, medico, partigiana e deputata, che si distinse particolarmente nel denunciare le responsabilità politiche e imprenditoriali dopo il disastro di Seveso. Penso alla kenyana Wangari Maathai, premio Nobel per la pace (..). A un’altra donna premio Nobel per la Pace, Rigoberta Menchù, paladina dei diritti dei campesinos guatemaltechi. E, ancora, all’indiana Vandana Shiva, ispiratrice del movimento democratico globale. Nel suo libro Il bene comune della terra scrive tra l’altro: «Le democrazie che tutelano la vita si fondano sul valore estrinseco di tutte le specie, di ogni popolo e di ogni cultura, sull’equa ripartizione delle risorse terrene e sulla comune gestione di tali risorse». E sempre le donne sono protagoniste della rete “WeCan”, che riunisce scienziate, donne leader dei movimenti ambientalisti, artiste, ma anche insegnanti, contadine, operaie di tutto il pianeta. Il loro manifesto comincia così: “Siamo madri e nonne, sorelle e figlie, nipoti e zie che si preoccupano per le giovani generazioni“.  E il loro obiettivo è quello di cambiare il linguaggio quando si parla di ambiente e di natura: passando dalle parole «dominare, impoverire e distruggere» a quelle, più sagge e rassicuranti, di «risanare, rispettare, rigenerare». Risanare, rispettare, rigenerare. Sono i criteri che hanno mosso le donne italiane che oggi qui premiamo, in rappresentanza di tantissime altre donne, impegnate nella ricerca, nella produzione agroalimentare, ispirata a criteri biologici, nel risanamento delle periferie urbane, nel miglioramento della qualità dell’aria, della terra, dell’acqua. Non è casuale: oggi le donne sono unanimemente riconosciute come promotrici di miglioramento del contesto ambientale che ci circonda, ma anche agenti di innovazione e di cambiamenti. Capaci di coniugare la tutela della natura e la sua trasformazione in risorsa occupazionale ed economica. WeCan mette anche in evidenza come in quei Paesi, dove è maggiore la presenza delle donne nei Parlamenti, cresce in modo significativo l’attitudine a produrre leggi, e a firmare trattati, di salvaguardia dell’ambiente.  La scarsa attenzione alla salvaguardia del territorio, l’abbandono dei campi, la mancata cura dei boschi, l’inquinamento, lo sfruttamento intensivo delle risorse ambientali producono danni incalcolabili in un contesto fragile come quello italiano. La mano dell’uomo è spesso alla base di dissesti, alluvioni, frane, che sono pericolosi per la vita dei cittadini e comportano un dispendio di energie e di risorse pubbliche. Non si può continuare a gestire la questione ambientale con l’esclusiva ottica dell’emergenza. E in questo vi è grande impegno. Le donne, con la loro capacità di visione e sensibilità, ci insegnano che la prevenzione dei disastri ambientali è una cultura che va radicata all’interno della società, e delle istituzioni italiane, e che, nel medio e nel lungo periodo, salva vite, produce risparmi e genera ricchezza. E – senza entrare nel merito – vorrei qui dare atto al Parlamento di aver compiuto un importante passo in avanti nella definizione del reato di disastro ambientale: un crimine grave finora sanzionato in misura inadeguata.  Permettetemi di chiudere questo mio breve intervento con un detto dei nativi americani Ojibwej:  «La donna è la radice sulla quale le nazioni sono costruite. Essa è il cuore della sua nazione.  Se il suo cuore è debole, il popolo sarà debole.  Se il suo cuore è forte e la sua mente limpida, allora la nazione sarà forte e determinata.  La donna è il centro di ogni cosa».

(Dall’intervento del Presidente Mattarella alla cerimonia della Giornata Internazionale della Donna)

4 Marzo

“Cosimo guardava il mondo dall’albero: ogni cosa, vista di lassù, era diversa e questo era già un divertimento”

(Il Barone rampante – Italo Calvino)

Oggi ho parlato di alberi. Alberi grandi, alberi monumentali. L’occasione, un incontro dedicato al censimento degli alberi monumentali d’Italia. Giganti verdi. Molti gli argomenti. Qual era il mio? Come conservarli e proteggerli dalle aggressioni del tempo e dell’ambiente, dagli insetti dannosi ma, soprattutto, dall’uomo. Ho raccontato come molti alberi tutelati dalla Regione Emilia Romagna siano seriamente minacciati dall’intervento dell’uomo che costruisce senza tenere conto della loro presenza, lavora il terreno a ridosso del tronco, impermeabilizza…. E gli alberi? Non possono muoversi, rimangono lì e cercano di difendersi. Quando non ce la fanno più adottano strategie di “autoriduzione” per cui i rami si avvicinano al tronco, le foglie diventano più piccole, buona parte della chioma si secca. E’ allora che certi patogeni diventano particolarmente aggressivi e iniziano a divorarli dall’interno, minandone la stabilità. Sono i funghi agenti di carie del legno, che riconosciamo facilmente quando erompono all’esterno, sul tronco e sui rami.

Gli alberi, in particolare quelli più vecchi (i monumentali appunto) sono minacciati. Ma per fortuna hanno tanti amici, tecnici e professionisti che conoscono le loro esigenze e sanno interpretare i segnali che manifestano. Occorre fare molto di più e, forse, oggi abbiamo iniziato un percorso virtuoso che ci vedrà impegnati nella predisposizione di iniziative e programmi finalizzati a diffondere la cultura del rispetto e a formare professionisti adeguati ad intervenire su questi grandi, vecchi monumenti naturali. Ce la faremo? Ve lo racconterò tra qualche mese.

Intanto, dedico questo intervento a Lucio Dalla, nato il 4 marzo 1943. In questi giorni la sua casa qui a Bologna è aperta; i bolognesi possono entrare ed incontrare gli amici di sempre, ammirare le opere d’arte, avvicinarsi ai suoi strumenti. Sono cresciuta con le sue canzoni; la mia preferita? Forse….”Futura”

Terra, madre

“Sto soffocando la pena trattenuta, esco sullacaucasian_girl_reading_a_book_0515-1002-0104-0834_SMU terrazza e l’aria non mi basta per tanti singhiozzi e la pioggia non mi basta per tante lacrime. Allora prendo l’auto ed esco dal paese diretta verso i monti, e quasi alla cieca raggiungo il bosco delle mie passeggiate, dove tante volte mi sono rifugiata a pensare da sola. Mi inoltro a piedi per i sentieri che l’inverno ha reso inservibili, corro inciampando tra rami e pietre, aprendomi il passo nella verde umidità di questo vasto spazio vegetale, simile ai boschi della mia infanzia, quelli che attraversai su un mulo seguendo i passi di mio nonno. Cammino con i piedi infangati e gli abiti inzuppati e l’anima che sanguina, e quando fa buio e non ne posso più di camminare e inciampare e scivolare e rialzarmi e proseguire incespicando, cado finalmente in ginocchio, mi strappo la camicetta, saltano i bottoni  e con le braccia in croce e il petto nudo grido il tuo nome, figlia mia. La pioggia è un manto di buio cristallo e le nubi scure si affacciano fra le chiome dei neri alberi e il vento mi morde i seni, mi penetra nelle ossa e mi ripulisce dall’interno con i suoi stracci gelati. Affondo le mani nel fango, raccolgo manciate di terra e me le porto alla faccia, alla bocca, mastico grumi salti di melma, aspiro a boccate l’odore acido dell’humus e l’aroma medicinale degli eucalipti. Terra, accogli mia figlia, ricevila, avvolgila, dea madre terra, aiutaci, le chiedo e continuo a gemere nella notte che mi cala addosso, chiamandoti, chiamandoti. Laggiù in lontananza passa uno stormo di anatre selvatiche e si portano via il tuo nome verso il sud. Paula, Paula….”

(Paula – Isabel Allende)