A tutti i giardinieri che, instancabili, colorano il mondo

caucasian_girl_reading_a_book_0515-1002-0104-0834_SMU” E voi, siete tanto vecchi o tanto in gamba, da ricordare con piacere e nostalgia i giardini di campagna del XIX secolo? La portulaca grandiflora sotto la finestra della cucina; il garofano dei poeti, così semplice d’aspetto; le grandi rose centifolia e il muschio che non aveva ancora perso il profumo; la reseda che fioriva nei terreni poveri e ghiaiosi sotto l’agrifoglio; il capelvenere che copriva, simile a un tappeto, i gradini grigi delle vecchie case di campagna; e i mughetti, che crescevano infestanti come le erbacce…(..)

Il lavoro era faticoso, da spezzare la schiena: trasportare innumerevoli secchi d’acqua; stare inginocchiati su dei sacchi vecchi per metà del tempo per trapiantare all’infinito le piccole e robuste piante annuali che spuntavano nel terriccio ricavato dalle foglie del sottobosco in fondo al giardino. Ogni anno si radunavano in un mucchio le foglie dei cespugli di castagno, e in primavera si setacciava quel buon terriccio destinato alle cassette-semenzaio da collocare l’una a fianco all’altra lungo il vecchio muro di mattoni. Dopo di che, si cominciava tutto da capo. Bisognava amarlo, quel lavoro, perchè altrimenti ci si sarebbe messi a piangere dalla disperazione.”

(Memorie di un vecchio giardiniere, Reginald Arkell)

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