Il sapore della libertà

caucasian_girl_reading_a_book_0515-1002-0104-0834_SMU“Pulcinella era la marionetta più irrequieta di tutto il vecchio teatrino. Aveva sempre da protestare (..) – Un giorno o l’altro, – egli confidava ad Arlecchino,- taglio la corda. E così fece (…). Si gettò coraggiosamente a terra e via, gambe in spalla (…). Allo spuntare del sole si destò e aveva fame. Ma intorno a lui, a perdita d’occhio, non c’erano che tulipani, zinnie e ortensie. – Pazienza, – si disse Pulcinella, e colto un garofano cominciò a mordicchiarne i petali con una certa diffidenza. Non era come mangiare una bistecca ai ferri o un filetto di pesce persico: i fiori hanno molto profumo e poco sapore. Ma a Pulcinella quello parve il sapore della libertà, e al secondo boccone era sicuro di non aver  mai gustato cibo più delizioso. Decise di rimanere per sempre in quel giardino, e così fece. Dormiva al riparo di una grande magnolia le cui dure foglie non temevano pioggia nè grandine e si nutriva di fiori: oggi un garofano, domani una rosa. Pulcinella sognava montagne di spaghetti e pianure di mozzarella, ma non si arrendeva. Era diventato secco secco, ma così profumato che qualche volta le api si posavano su di lui per suggere il nettare (…). Venne l’inverno, il giardino sfiorito aspettava la prima neve e la povera marionetta non aveva più nulla da mangiare. – Pazienza, – si disse Pulcinella – morirò qui, non è un brutto posto per morire(..). La prima neve lo seppellì sotto una morbida coperta bianca. In primavera, proprio in quel punto, crebbe un garofano. Sottoterra, calmo e felice, Pulcinella pensava: – Ecco, sulla mia testa è cresciuto un fiore. C’è qualcuno più felice di me? -. Ma non era morto, perchè le marionette di legno non possono morire. E’ ancora là sotto e nessuno lo sa. Se sarete voi a trovarlo non attaccategli un filo in testa: ai re e alle regine del teatrino quel filo non dà fastidio, ma lui non lo può proprio soffrire”.

(La fuga di Pulcinella – tratto da “Favole al telefono” – Gianni Rodari)

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